Data Poisoning Documentale: quando l’attacco non ruba dati, ma altera la realtà

da | Feb 27, 2026 | Condivisione, News

Nel dibattito sulla sicurezza informatica, l’attenzione è tradizionalmente concentrata su esfiltrazione dei dati, indisponibilità dei servizi e cifratura tramite ransomware. Esiste però una categoria di attacchi molto più subdola e potenzialmente devastante: il data poisoning documentale, ovvero la manipolazione intenzionale e silenziosa dei documenti aziendali lungo la filiera di produzione, acquisizione, stampa e archiviazione.

A differenza degli attacchi classici, il data poisoning non genera alert evidenti. Non produce downtime, non blocca i sistemi e spesso non lascia tracce forensi significative. Il suo obiettivo non è sottrarre informazioni, ma modificarle in modo coerente e plausibile, compromettendo l’affidabilità del patrimonio informativo dell’organizzazione.

I moderni sistemi di stampa e acquisizione documentale rappresentano un vettore ideale per questo tipo di attacco. Le stampanti multifunzione operano oggi come veri e propri nodi applicativi: ricevono documenti da ERP, sistemi di fatturazione e piattaforme di gestione contrattuale; applicano processi automatici di OCR, indicizzazione e classificazione; reinviano i file verso archivi digitali e workflow approvativi.

In questo contesto, una compromissione del firmware, delle API o dei servizi cloud associati consente all’attaccante di intervenire direttamente sul contenuto informativo, senza alterare i metadati di sicurezza.

Gli scenari di impatto sono estremamente concreti: modifica di clausole contrattuali, alterazione di coordinate bancarie nelle fatture, variazione impercettibile di parametri tecnici in documenti di progetto, manipolazione di referti sanitari o certificazioni di qualità. Il danno non è immediatamente percepibile, ma si manifesta nel tempo sotto forma di contenziosi legali, frodi finanziarie, errori operativi e perdita di fiducia nei processi decisionali.

Il rischio aumenta ulteriormente quando i flussi documentali coinvolgono servizi di intelligenza artificiale esterni, utilizzati per OCR avanzato, classificazione semantica o estrazione automatica dei dati. In questi casi, il data poisoning può avere un duplice effetto: alterare i documenti aziendali e, al contempo, contaminare i modelli di apprendimento automatico, generando decisioni errate su larga scala.

Dal punto di vista della governance, il data poisoning documentale rappresenta una zona grigia spesso ignorata dai framework di sicurezza. Le organizzazioni investono in protezione degli endpoint tradizionali, ma raramente includono i sistemi di stampa nei programmi di monitoraggio, vulnerability management e incident response. Ne deriva un paradosso: uno dei canali principali di produzione della “verità aziendale” rimane fuori dal perimetro del controllo cyber.

In prospettiva, la difesa contro il data poisoning richiede un cambio di paradigma: trattare i documenti come asset critici, applicare controlli di integrità end-to-end, introdurre meccanismi di tracciabilità delle modifiche e includere le infrastrutture di stampa nei modelli Zero Trust. In un contesto in cui la manipolazione dell’informazione diventa più pericolosa della sua sottrazione, la sicurezza non può più limitarsi a proteggere i dati: deve garantire la loro veridicità.