Chi ha detto che le generazioni più giovani non stampano?

da | Set 7, 2026 | Condivisione, News

Per anni l’industria della stampa ha convissuto con una narrazione semplice quanto fuorviante: le generazioni più giovani non stampano, quelle più adulte sì. Il nuovo studio Future of Work 2030 di Quocirca ribalta questo luogo comune e restituisce un quadro molto più sfumato, e per il settore decisamente più incoraggiante, sul ruolo della stampa nei prossimi anni.

Il ritorno del fisico

Da qualche tempo cultura e media raccontano una tendenza sorprendente: le nuove generazioni non stanno abbandonando i formati fisici, li stanno rilanciando. I vinili sono l’esempio più evidente, con Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012) e Millennial (la generazione nata tra il 1981 e il 1996) protagonisti della crescita delle vendite. Cresciuti in un mondo nativamente digitale, queste persone cercano oggi modi concreti per staccarsi dal rumore costante della connessione permanente, e spesso lo fanno proprio attraverso i media fisici.

Lo stesso vale per l’editoria. I dati Nielsen BookData mostrano come la Gen Z sia tra i principali motori della domanda di libri cartacei, scelti sempre più spesso al posto del digitale come strumento di disconnessione consapevole.

In questo scenario la stampa assume anche un nuovo valore simbolico: in un’epoca segnata da contenuti generati dall’intelligenza artificiale e da deepfake, rappresenta un ancoraggio fisico, un segno di autenticità e affidabilità. Non si tratta però di rifiutare il digitale, quanto di usare stampa e digitale con intenzionalità, ciascuno per ciò che sa fare meglio.

Cosa cambia nei luoghi di lavoro

Lo studio Quocirca, condotto su 800 decisori IT e knowledge worker, evidenzia un dato che ribalta le aspettative: i lavoratori più giovani sono meno scettici verso la stampa rispetto ai colleghi più adulti, sia oggi sia nelle proiezioni al 2030. Solo il 20% degli over 45 ritiene che la stampa resterà molto importante per la propria azienda entro il 2030, contro il 27% dei lavoratori tra 18 e 34 anni.

Le nuove generazioni, pur essendo cresciute con gli strumenti digitali, non hanno sviluppato una mentalità esclusivamente digitale. Prediligono piuttosto un approccio ibrido, il digitale per la velocità e la praticità, il fisico per il significato, il coinvolgimento e la credibilità. Gli over 45, al contrario, tendono a considerare la stampa parte di un flusso di lavoro ereditato dal passato, da cui allontanarsi progressivamente. I più giovani la usano invece in modo più selettivo e mirato.

Le differenze generazionali riguardano anche la visione dell’ufficio: chi è più adulto preferisce modelli ibridi strutturati, con una netta separazione tra vita lavorativa e privata, mentre la Gen Z e i Millennial più giovani prediligono ambienti flessibili, che integrino il lavoro da remoto con spazi collaborativi e tecnologicamente avanzati. Per loro l’ufficio diventa un luogo di connessione, creatività e accesso a strumenti di qualità.

Un futuro ibrido

Con la Gen Z destinata a rappresentare il 30% della forza lavoro globale entro il 2030, le sue aspettative su flussi di lavoro intelligenti, tra stampa e digitale, passeranno da opzione gradita a prassi consolidata. Le multifunzione dovranno evolversi in vere porte d’accesso intelligenti tra contenuti fisici e digitali.

I lavoratori più giovani cercano insieme velocità e sostanza, e la stampa resiste proprio perché completa la trasformazione digitale invece di competere con essa. Per i leader del settore, il successo passerà dalla capacità di valorizzare i punti di forza di entrambi i mondi. Mentre la Gen Z amplia la propria influenza in azienda, sia come utenti sia come decisori tecnologici, produttori e canale hanno l’opportunità di rafforzare la propria rilevanza collegando i flussi fisici e digitali nel modo in cui i più giovani si aspettano che le informazioni si muovano: in modo fluido, intelligente e con uno scopo preciso.